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giovedì 1 dicembre 2011

Scialla! L'incontro tra due mondi così lontani, così vicini

Ci sono film che, senza averli ancora guardati, sai già che ti piaceranno. C’è qualcosa che ti spinge a pensarlo, qualcosa nel trailer, nei sorrisi degli attori sulla locandina, qualcosa nell’aria.

Con “Scialla!” è stato proprio così: una sorta di amore a prima vista, incondizionato, non rivelato ma presente. E confermato nel momento in cui, minuto dopo minuto, gli occhi si posavano curiosi sullo schermo davanti a me per poi uscirne sazi, soddisfatti, appagati. Un film che scorre anche se non così velocemente come si possa pensare; un film che diverte ma che emoziona al tempo stesso; un film che parla del rapporto particolare tra due generazioni a confronto, così distanti eppure così vicine, legate da sensazioni comuni, come a sancire un legame tra coloro che si definiscono distanti, opposti, estremi. E si finisce per chiedersi se un sentimento quale la paura non sia poi così sconosciuto né per uno né per l’altro. E’ questa la matrice comune dei due personaggi che, a mio modesto parere, funzionano alla grande: un aulico Fabrizio Bentivoglio con accento nordico, apatico e solitario, e un freschissimo Filippo Scicchitano, con accento romano, arrabbiato e in piena burrasca. E in mezzo a loro due modi di pensare, di parlare, di inventare, di reinventarsi completamente differenti eppure completamente complementari.

Un film che parla di oggi, di ieri e di domani e che vi consiglio di guardare avidamente, intrufolandovi al cinema quasi per sbaglio e accogliendo con un sorriso tutto ciò che di bello e istruttivo questo film ha da dare.


                     

lunedì 26 settembre 2011

Claustrofobia sociale


"E' un mondo difficile" diceva Tonino Carotone. Il problema è che sempre lo sarà, ma questo non deve essere motivo di sconforto e rassegnazione. E' la base che andrebbe scalfita, è la base che andrebbe modificata e ridimensionata. Noi siamo solo in cima, a guardare inermi verso il baratro. Ok, sarà anche una visione pessimistica, ma non conosco uno dei miei amici che non si sente inerme-demotivato-confuso. E non è questione di voglia, volontà o quant'altro: noi giovani sprizziamo energia da tutti i pori! E' che, giustamente, se questa energia non viene ricompensata dalla società in cui viviamo, come possiamo incanalarla e tenerla sempre attiva? Non siamo macchine. Ma ci viene richiesto di esserlo. Ci viene richiesto di avere pazienza ma di non lamentarci. E perché? Perché siamo giovani senza esperienza che "dobbiamo farci le spalle". Ma non è già abbastanza vivere in un mondo che non ti dà mezzo straccio di certezza?


                  
C'è bisogno di una rivoluzione, c'è bisogno di una rivoluzione degli animi. Di coloro che stanno alla base, in primis. E di noi che siamo in cima guardando giù impauriti. Abbiamo timori, speranze e sogni e dobbiamo riuscire a incastrarli perfettamente in un puzzle infinito che richiede costanza e fatica. Tutti hanno fatto fatica nella vita, certamente. Ma sembra che al giorno d'oggi sia la prassi e la conseguenza di un mondo apparentemente moderno che nasconde buche insabbiate del passato. E noi non dobbiamo parlare. "Perché vuoi mettere la vita che si faceva anni fa?" E certo. Ma nessuno pensa che abbiamo un cuore, un'anima e un frullato di pensieri assordanti e contrastanti in testa. Ogni santo giorno. Ma cerchiamo di non farne un dramma, di non farci sgamare, di tenere la testa alta e sorridere come se niente fosse. Invece stiamo di merda, noi della "nuova generazione". 

Perché parliamo ma non veniamo ascoltati. Perché gridiamo e voi siete sordi. Perché vogliamo impegnarci e voi ce ne fate pentire. Perché siamo i grandi di domani e saremo pieni di rimpianti. Perché, nonostante tutto, saremo noi un giorno a prendere in mano le redini del gioco e speriamo tanto che vi ricrederete. Amen.